Insieme in cresta d'onda
"Il mare e la vela sono la mia vita.
La Transat 6.50 un giro di boa."
La Transat 6.50 e lo skipper Luca Sabiu
Solcare l’oceano Atlantico su una barca di sei metri e mezzo, affrontando le forze dirompenti della natura ma soprattutto sfidando sé stessi e i propri limiti. È questo lo spirito della Transat 6.50, la regata in solitario della classe Mini più dura al mondo. Partenza ogni due anni da La Charente-Maritime (Francia) per arrivare fino a Salvador de Bahia (Brasile), percorrendo oltre 4.200 miglia nautiche. Unici compagni di viaggio, Eolo e Poseidone i cui capricci possono far cessare il vento oppure gonfiare a dismisura le onde. Un’avventura senza eguali dove la passione per il mare e lo sport si incontrano con la tradizione della vela.
La Transat in breve
Ideata dall’inglese Bob Salomons nel 1977 come alternativa alle sempre più costose regate oceaniche, la Transat 6.50 (fino a qualche anno conosciuta come Mini Transat) è considerata il trampolino di lancio per i velisti professionisti che vogliono cimentarsi su un campo di prova grande come l’oceano Atlantico.
In trentadue anni di storia e 17 edizioni di successo, la Transat contemporanea ha subito qualche cambiamento, ma l’essenza e lo spirito di questa competizione sono rimasti gli stessi. Al centro di tutto, infatti, c’è sempre lo skipper, la cui concentrazione e forza di volontà sono messe a dura prova ogni giorno per tre settimane, in condizioni fisiche e mentali estreme. Senza l’ausilio di mezzi tecnologici – si usa il sestante per trovare la posizione – deve essere in grado di elaborare una tattica vincente considerando non solo le condizioni climatiche ma anche le strategie degli altri concorrenti.
Sin dai primi anni la Transat 6.50 è stata il banco di prova dove sperimentare nuovi design e soluzioni tecniche che sono poi state applicate anche su classi più grandi. Da qui, infatti, derivano i bulbi basculanti, i ballast, gli alberi rotanti, i doppi timoni e molto altro ancora. Per questa ragione, le imbarcazioni che partecipano alla Transat sono suddivise in due categorie principali: prototipi e barche di serie.
Nella prima è ammessa qualunque soluzione tecnica a patto che venga rispettata una “box-rule” ovvero siano fissate le dimensioni (lunghezza, larghezza, pescaggio, altezza dell’albero e dimensioni dei ballast) e si possono usare elementi in carbonio. Per rientrare in quelle di serie, invece, il cantiere costruttore deve aver varato almeno dieci barche con quello specifico design e non sono ammessi componenti in carbonio.
Di vitale importanza è il sistema di pannelli fotovoltaici che trasforma l’energia solare in elettrica alimentando tutte le utenze di bordo. Da questo, infatti, dipendono la radio Vhf e gli altri dispositivi consentiti che possono rappresentare la salvezza per lo skipper.

Lo Skipper in breve
Classe 1975, Luca Sabiu nasce a Milano da genitori isolani. Soprannominato “il comandante” dagli amici e dai compagni d’equipaggio, ha una “voglia di blu” travolgente. Si approccia al mondo della vela a Caprera, in quella che sente la sua terra, e comincia da subito a navigare in tutto il Mediterraneo. Il 2006 segna l’anno della svolta: si presenta all’Oceano e non riesce piu’ a stargli lontano, la vela diventa la sua vita.
Un anno più tardi scopre il mondo della navigazione in solitario e decide di studiarne a fondo tutti gli aspetti al fine di partecipare alla Transat 6.50. Come “uomo di mare” vanta diversi titoli professionali tra cui accompagnatore subacqueo con immersioni in tutto il mondo e brevetti di soccorso in mare. È istruttore di vela e comandante navi da diporto con in più l’abilitazione di primo soccorso a bordo di mercantili. Nel 2009 ha conseguito l’abilitazione internazionale STCW 95 ed è iscritto alla 1^ categoria della Gente di Mare sezione coperta.



